La proprietà è un furto

Scritti sulla proprietà

Pierre-Joseph Proudhon

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«Il lavoro è il primo attributo, il carattere essenziale dell’uomo. L’uomo è lavoratore, vale a dire creatore e poeta: emette delle idee e dei segni; rifacendo la natura, egli produce dal suo intimo, vive nella sua sostanza»

Una raccolta degli scritti più significativi e polemici di Pierre-Joseph Proudhon sul tema della proprietà. Queste riflessioni fanno dell’operaio autodidatta di Besançon, cresciuto con le mani sporche di terra e d’inchiostro, uno tra i più innovativi e brillanti rivoluzionari che hanno animato il panorama culturale ottocentesco. Una personalità infaticabile, intellettualmente emancipata dalle ortodossie ideologiche e avversa alle forzature schematiche del marxismo, che ha criticato il materialismo storico e spaccato il socialismo fino a dividere la Prima Internazionale dei Lavoratori in marxisti e proudhoniani. Con queste righe riscopriamo un pensiero vivo e pluralista, in rivolta contro l’alienazione della proprietà dalla dimensione del lavoro, contro lo Stato, i partiti e ogni centralizzazione del potere; un pensiero che, oggi, ci parla ancora, mentre vediamo le autonomie locali, il commercio di prossimità e il credito cooperativo distrutti dalle grandi concentrazioni di capitale e dalla speculazione, e le libertà individuali assorbite da entità burocratiche che evadono i confini nazionali.    


Pierre-Joseph Proudhon
nasce a Besançon il 15 gennaio del 1809 da una famiglia di umili origini. Trascorre la sua giovinezza tra i campi e la bottega del padre. Ottiene una borsa di studio al collegio reale ma è costretto, a causa delle ristrettezza economiche, ad interrompere gli studi per lavorare in tipografia. Intellettuale di estrazione operaia, Proudhon è mosso dalla volontà di far luce sulle origini delle disuguaglianze. È il primo intellettuale a dare una sistemazione teorica dell’anarchia – a partire dalla sua celebre e provocatoria massima: «la proprietà è un furto» – e segue da vicino la Rivoluzione parigina del ’48 ma non ne condivide le modalità operative. Avversato sia da Marx che da Bakunin, si allontana così dal socialismo marxista di cui critica l’impostazione partitica, la vocazione centralizzatrice e statalista, per approdare verso teorie federative e mutualiste. Nel 1849 dà vita al brillante esperimento della Banca del Popolo che sarà all’origine del credito cooperativo. Giornalista instancabile, collabora e fonda numerose riviste, viene imprigionato per “delitto di stampa” dopo aver attaccato più volte Luigi Napoleone. Proudhon si spegne nel 1864, nella sua città natale.

edizione:Circolo Proudhon Edizioni
anno:2017
pagine:191
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