Contro la Costituzione

Attacco ai filistei della Carta '48

Alessio Mannino

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«Prendiamo l’articolo 1: “L’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro”. Basta vedere come si è evoluta la società per rendersi conto che è avvenuto l’opposto. Del resto, il mito industrialista del lavoro, caro sia ai liberali che ai marxisti, non è che un’illusione. Affermando che il vero valore non è il tempo ma il lavoro, legittima, come diceva Nietzsche, la “schiavitù salariata”. E soprattutto, postulando l’uguaglianza in una società di diseguali, fa del popolo una massa di frustrati».
Massimo Fini

La Costituzione è, per antonomasia, il dogma dell’ordine costituito. In una democrazia degna di questo nome dove tutto è soggetto a critica, neanche la Carta fondamentale può essere un tabù. Prodotto perfettibile legato a un preciso periodo storico, non è immune dalla consunzione del tempo, né dalla libertà di rifiutarla e cambiarla. In questo pamphlet volutamente provocatorio se ne passano in rassegna, rovesciandone i presupposti, i punti salienti: dal mito del lavoro a quello della rappresentanza, dalla finta sovranità alla degenerazione dei diritti. Dimostrando come i suoi sostenitori, moderni filistei, si facciano scudo della nuova bibbia del politicamente corretto per nascondere la pochezza del loro sguardo e l’incapacità di elaborare un pensiero adatto ai tempi. La Carta ’48, l’ultimo rifugio dei deboli d’intelletto. Nell’angusto e ipocrita dibattito politico italiano, la Costituzione della Repubblica rappresenta l’idolo cartaceo che solo in rarissimi casi è stato messo parzialmente in discussione. In una personale selezione dei suoi articoli più significativi, l’autore la sottopone a una trasvalutazione a tutto tondo. Per richiamare al dovere vitale di non dare mai nulla per scontato, riprendendosi il diritto di negare perfino, se si ritiene, l’intoccabilità di un testo umano, troppo umano.

edizione:Circolo Proudhon Edizioni
anno:2017
pagine:126
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