Bob Dylan

poeta errante

Paolo Granata

Dylan3D

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Woody Guthrie, Jack Kerouac, Allen Ginsberg, Lawrence Ferlinghetti, Arthur Rimbaud, William Blake, Sant’Agostino e i libri profetici dell’Antico Testamento: le influenze letterarie che hanno fatto di Bob Dylan un cantautore da Nobel.

Nella lettera di ringraziamento destinata ai membri dell’Accademia svedese, Bob Dylan ha ammesso con un certo disincanto: «Non una volta ho avuto il tempo di chiedermi: ‘Le mie canzoni sono letteratura?’». Per fortuna, nel corso della sua lunga carriera, in molti altri se lo sono chiesto, e questo libro è in fondo la piccola testimonianza di come l’opera di Dylan, in fin dei conti, abbia non solo agito come agisce la letteratura, funzione vitale dell’immaginario collettivo, ma è stata anche capace di riconfigurare l’idea stessa di poesia nel “secolo del Rock”, nel secolo dei media. Le parole di nessun altro cantautore sono state studiate, analizzate, interpretate quanto quelle di Dylan, la cui influenza nell’ambito della musica del Novecento è stata indubbiamente profonda e tutt’oggi indiscussa. È stato definito più volte un portavoce della sua generazione, prima grazie al folk revival del Greenwich Village, poi attraverso la protesta contro la guerra in Vietnam e altre vertenze sociali. Ma ha saputo anche andare oltre: la svolta rock, la conversione mistica e la successiva disillusione.
Dylan poeta errante, dunque, che denudandosi delle proprie convinzioni ha rivelato mille facce di se stesso, che abbandonando il proprio Io – imbevuto di misticismo, intuizione, impulso – ha scovato un linguaggio crudo, greve, proveniente dalle viscere dell’anima, in un apparente balbettio, volutamente illetterato, capace di sillabare una poesia improvvisa, tutta d’un fiato.

edizione:Circolo Proudhon Edizioni | Pretesti
anno:2017
pagine:140
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