Alle porte di Damasco

La Siria che resiste

Sebastiano Caputo

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La guerra in Siria, al pari di quella in Vietnam negli anni Settanta, verrà ricordata nei libri di storia come la più grande sconfitta militare del mondo occidentale. Per oltre sei anni gli Stati Uniti, con l’appoggio delle cancellerie europee e per mezzo dello Stato Islamico e dei gruppi legati ad Al Qaeda, hanno destabilizzato un Paese “cerniera” del Vicino e Medio Oriente. Così alla volontà politica di far cadere il governo non allineato di Damasco, si è aggiunta l’eco di una stampa internazionale che fin dall’inizio del conflitto ha soffiato su una rivolta che nascondeva il seme del terrorismo. Quei combattenti definiti “ribelli moderati” erano gli stessi che qualche anno dopo avrebbero attaccato il cuore dell’Europa.

Crocevia tra Europa, Asia e Africa, civiltà millenaria, terra contesa fin dall’antichità, la Siria è tornata al centro del dibattito politico mediorientale a causa di una guerra totale che si protrae da più di quattro anni. La sicurezza internazionale passa per la stabilità del Vicino e Medio Oriente, ma in quelle zone calde dove le potenze neocoloniali, lo Stato Islamico e i miliziani Jabhat Al Nusra (gruppo affiliato ad Al Qaeda), hanno il comune obiettivo di alimentare la tensione, vige uno stato di caos e di intrighi diplomatici, il cui snodo è la destabilizzazione del Paese. Alla volontà politica di far cadere il governo siriano, si aggiunge l’eco di una stampa internazionale che fin dall’inizio della crisi non ha fatto altro che delegittimare il Presidente eletto, Bashar Al Assad. Ma le maschere sono cascate, una dopo l’altra, anno dopo anno.

edizione:Circolo Proudhon Edizioni
anno:2015
pagine:162
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